Calamità naturali e trauma psicologico

 

Il mondo ci spezza tutti quanti, ma solo alcuni diventano più forti là dove sono stati spezzati

E. Hemingway

L’Abruzzo, in questo anno appena iniziato, è stato devastato da un’interminabile serie di eventi negativi e calamità naturali, che hanno messo a dura prova i cittadini: nevicate copiose, esondazioni di fiumi, allagamenti, prolungata assenza di corrente elettrica, forti scosse di terremoto, slavine, e in seguito a tutto ciò, numerose, tragiche morti.

I molteplici eventi che hanno attanagliato la nostra Regione sono stati di portata davvero enorme e drammatica.

Da sempre l’uomo si è dovuto confrontare con calamità naturali, disastri e sciagure, d’altronde, che ci piaccia o no, essi sono parte imprescindibile della condizione umana. Ma, nonostante questo, spesso non siamo psicologicamente attrezzati a sopportarli.

Talvolta, anche il solo ascolto di tali notizie, tramite tv, internet, o il semplice passaparola, può far emergere sentimenti di angoscia e paura. Non c’è quindi da stupirsi se il ritrovarsi testimoni o protagonisti di uno di questi eventi può fissarsi nella mente al punto da non abbandonarla più, da divenire un pensiero costante e pervasivo.

Vivere un evento traumatico, o anche vedere persone che muoiono, o che rischiano per la loro incolumità fisica, può fungere da innesco per lo sviluppo di vari disturbi d’ansia.

Subire un trauma può portare per reazione a sentirsi sempre più tesi, allertati, disturbati, sia nella veglia che nel sonno, da immagini, pensieri e flashback relativi all’esperienza traumatica, fino a renderci totalmente prigionieri dell’evento negativo.

In questi casi, siamo di fronte ad una patologia, ben più grave e invalidante di una normale e fisiologica reazione all’evento stressante, chiamata disturbo post-traumatico da stress (DPTS).

La persona affetta da questo disturbo è continuamente tormentata dal ricordo del trauma subito, da un passato che continua ad inondare e sommergere il presente di paura, dolore e rabbia, impedendole di essere proiettata verso il futuro.

Le reazioni emotive tipiche di chi ha un disturbo di questo tipo sono forte angoscia, paura, orrore, senso di impotenza e dolore.

Chi ha vissuto un trauma può sperimentare una profonda lacerazione sia a livello fisico, sia psichico, e per questo motivo reagire cercando di distrarsi, di distaccarsi dal passato, di dimenticare e di cancellare il ricordo. L’effetto di tali strategie spesso risulta controproducente e impedisce la piena emancipazione dall’evento traumatico. La ferita rimane aperta, dolorosa e sanguinante.

La Terapia Breve Strategica individua molteplici modalità disfunzionali frequentemente messe in atto dalle persone traumatizzate, che vanno a peggiorare il problema invece che migliorarlo:

Cercare di non pensare all’esperienza traumatica.

Il tentativo di controllare i propri pensieri e di cancellare l’evento produce un aumento della paura e dell’angoscia, poiché i ricordi si installano ancora più tenacemente nella mente. È infatti impossibile dimenticare volontariamente, anzi, così facendo, si sperimenta la classica situazione paradossale per cui, più si cerca di ricacciare il ricordo, di dimenticare, più si finisce per pensarci costantemente.

Evitamento di situazioni e persone associate al trauma.

La persona comincia ad evitare tutte le situazioni collegate all’evento traumatico, nel tentativo di non pensarci. Ma, gli evitamenti, tendono gradualmente a moltiplicarsi e a generalizzarsi a situazioni fino a quel momento considerate “neutre”. L’effetto finale è inevitabilmente quello di incrementare la paura e diminuire la fiducia nelle proprie risorse .

Richiesta di aiuto e rassicurazioni.

La persona traumatizzata chiede spesso l’aiuto degli altri, aiuto che può variare dalla richiesta di farsi accompagnare nei luoghi ritenuti “pericolosi”, a quella di farsi continuamente rassicurare e confortare . Questa strategia, che all’inizio sembra essere efficace, conduce invece al progressivo peggioramento della situazione, confermando alla persona la sua incapacità ad affrontare da sola le situazioni temute.

Condividere continuamente il proprio dolore e lamentarsi.

La lamentela produce un sollievo temporaneo ma, rendendo continuamente il trauma presente, ne alimenta le sensazioni. Inoltre, induce la persona ad assumere una posizione passiva che, aumenta il senso di incapacità nel gestire autonomamente le sensazioni dolorose.

Se vi ritrovate in questa descrizione considerate la possibilità di rivolgervi ad uno specialista che vi aiuti a ricollocare il passato nel passato e a trasformare la ferita in una cicatrice non più dolorosa.

dott.ssa Serena Fugazzi – Psicologa Pescara

Articolo uscito sul mensile locale “Il Sorpasso” , numero di Febbraio 2017

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