Superare gli attacchi di panico. Tornare a vivere.

Immaginate una fredda domenica d’inverno, siete al centro commerciale affollato di gente, avete in mente di fare degli acquisti, ma, all’improvviso, provate una vera e propria ‘fame di aria’, avvertite una grande confusione mentale, il cuore batte fortissimo. Avete la sensazione di perdere il controllo e di impazzire allo stesso tempo … si tratta di un attacco di panico.

Sono moltissime le persone che sperimentano almeno una volta nella vita un attacco di panico. Tuttavia, solo una piccola parte di esse, sviluppa un vero e proprio disturbo di panico.

Infatti, la maggior parte delle volte, gli attacchi di panico restano episodi isolati e non comportano grosse conseguenze e stravolgimenti della vita quotidiana.

Alcune persone però, dopo l’esperienza di uno o più attacchi di panico, strutturano una vera e propria paura della paura, ovvero la paura che i sintomi del panico si ripresentino.  Sviluppano un’intensa ansia anticipatoria di fronte a una serie di situazioni che vengono percepite come pericolose (ad es. centri commerciali, luoghi affollati, autostrade, etc..). Temono si possano ripresentare le emozioni di paura, la perdita di controllo e le spiacevoli sensazioni fisiche.

La paura di riprovare la paura spinge queste persone a mettere in atto delle soluzioni che non funzionano (tecnicamente chiamate tentate soluzioni) e che anzi peggiorano la situazione:

  1. evitare o rifuggire ciò che spaventa;
  2. la ricerca di aiuto o protezione da parte di altre persone;
  3. tentativi di tenere sotto controllo le proprie reazioni psicofisiologiche.

 

La ripetizione nel tempo di questo tipo di tentate soluzioni alimenta la percezione della paura e dell’incapacità di fronteggiarla, genera un senso di incompetenza e conduce ad una esasperazione dell’attivazione dei parametri fisiologici che si attivano naturalmente in presenza di stimoli percepiti come minacciosi , sino all’esplosione del panico.

Quindi a determinare la costituzione del disturbo non è tanto l’evento iniziale, ma tutto ciò che la persona mette in atto per evitare la paura. Ciò sta a significare che le tentate soluzioni messe in atto dalla persona per evitare l’esplodere di reazioni emotive e somatiche, conducono all’aggravarsi della sintomatologia stessa, finendo per costituirla ad un livello superiore di gravità, quello della completa generalizzazione delle percezioni e reazioni fobiche nei confronti della realtà.

La buona notizia è che al giorno d’oggi sappiamo esattamente come si struttura e funziona il disturbo da attacchi di panico e allo stesso tempo sappiamo come disinnescarlo in modo efficace.

Negli anni l’approccio strategico ha elaborato ed affinato una serie di tecniche d’intervento per sbloccare il circolo vizioso in cui è invischiato chi soffre di attacchi di panico. In estrema sintesi: si agisce sul modo in cui l’individuo percepisce gli stimoli minacciosi e lo si guida a cessare di mettere in atto ridondanze comportamentali che non funzionano sostituendole con nuove soluzioni che seguono la stessa logica problema.

D’altronde, come la mente è stata capace di costruire il problema, così la mente è in grado di decostruirlo un passo dopo l’altro.

 

“Siamo legati con vincoli invisibili ai nostri timori. Siamo il burattino e il burattinaio, vittime delle nostre aspettative” G.S.Rawlings

 

Dott.ssa Serena Fugazzi – Psicologa a Bologna e Pescara

Se vuoi approfondire l’argomento leggi anche questo articolo

Letture di approfondimento consigliate:

“La terapia degli attacchi di panico” G. Nardone, 2016.

Non c’è notte che non veda il giorno – La terapia in tempi brevi per gli attacchi di panico”, G. Nardone, 2003.

“Paura, Panico, fobie – La terapia in tempi brevi”, G. Nardone, 1995.

 

 

 

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